Casa tua è il vuoto intorno, a 360gradi

[Essere lontani da tutto come si è solo in mare, e l’attimo dopo sentirsi forse più a casa che in qualsiasi altro posto era una sensazione che non smetteva mai di rinnovarsi. Bjorn Larsson, Il cerchio celtico, Iperborea]

Ogni volta che metto piede su Shasa, dentro di me la barca inizia ad assumere dimensioni via via crescenti. Dopo due giorni, lo spazio disponibile in quei 10m è quasi raddoppiato. Il pozzetto, che all’inizio ci conteneva a stento, ora è ampio e confortevole. Questa cosa succede un po’ a chiunque inizi a vivere in uno spazio ristretto (specie se su una barca) per qualche tempo.

Shasa diventa un mondo intero, enorme, installato dentro te stesso, fatto non solo dello spazio e degli oggetti che contiene, ma anche del suo stare nel mare, delle dinamiche vela-vento-scafo-onda-mare, delle manovre, e delle procedure per modificarne il comportamento. La barca è un mondo, un vero universo del quale cogli il passato dell’umanità che la popola e la sua evoluzione nel tempo, ne percepisci la potenziale immensità e ne vuoi scoprire sempre più. Ringrazio, quando mi accorgo che ogni passo verso la conoscenza di un pezzo di questo mondo, mi apre orizzonti sempre nuovi e sconosciuti.

Allo stesso tempo, intorno al mondo-barca apparentemente finito e dimensionalmente limitato, stanno il mare e il cielo, elementi facilmente associati all’infinito più classico. L’infinito del mare poi sta non solo nella mancanza di orizzonte che hai in mare aperto, ma anche nella variabilità dei confini del mare stesso, le mille isole, insenature, baie, fiordi, passaggi, canali, fari, e nella loro mutabilità negli elementi atmosferici e nel tuo passarci a fianco.

Eppure, il vuoto che ci circonda, dopo qualche giorno diventa sempre meno incognito e misterioso, diventa un elemento quotidiano e domestico. Il mare infinito, la volta celeste, il cielo stellato, insomma tutto questo vuoto che ci circonda a 360°, si trasforma lentamente, fino a diventare realmente, letteralmente casa nostra (come nella citazione fulminante di Bjorn Larsson e come Palazzo Masdoni per gli odp).

Torno su Shasa e ogni volta ripercorro i confini già conosciuti, riscopro cose che avevo dimenticato, inizio a vedere nuove cose da scoprire, tartasso Fabrizio e me stesso di domande, cerco risposte e conferme. E ancora una volta, Shasa inizia ad estendersi fino a perdere le sue dimensioni finite per diventare mondo; mentre il mare e il vuoto intorno si avvicinano, diventando percepibili e dominabili, come una casa.

Poi scendo a terra, e formulo lucidamente un pensiero che avevo già dentro silenzioso. Ormai Shasa è un pezzo di me, e non se ne andrà mai più.

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