Barcolana 2016. #1 Regata

Shasa ha partecipato a questa bellissima edizione della Barcolana con un ottimo piazzamento. Ma non corriamo subito al risultato, ché la Barcolana è anche e soprattutto partecipazione, emozioni, condivisione socialità!

E infatti lo ShasaDreamTeam ha partecipato a pieni ranghi e con due buoni amici alla loro prima Barcolana. Questo l’equipaggio alla partenza:

  • Fabrizio: Tattico, Timoniere e Mago
  • Giuliano: Tailer e sorveglianza ormeggio nella settimana pre-regata (qualcuno doveva sacrificarsi…)
  • Filippo: Tailer
  • Lia: Tastiere e tuttofare
  • Marco: Albero
  • Jacopo: Prodiere
  • Antonio: Randa (alla sua prima regata in assoluto)
  • Pia: Press&Social media manager, Site explorer, Outfit coach (alla sua prima Barcolana)

Il Sabato Prima Della Barcolana scorre lento e velocissimo, consumato tra aperitivi in pozzetto, giri in città, ciàcole da banchina, ultimi preparativi e imbucate all’Adriaco per concludersi con la “tradizionale” cena alla Forst a base di bolliti di caldaia, stinchi, wurstelloni e soprattutto birrone. La notte, accolta con un paio di bicchieri di ottimo Caol Ila portato da Antonio (il ragazzo sa come farsi amare dal Capt!), cala fredda e non proprio silenziosa su Shasa e le altre centinaia di barche di fronte al Villaggio Barcolana.

È Domenica mattina, il giorno della Barcolana! Entro le 8 siamo tutti svegli e quasi vestiti, fuori c’è un timido sole e Bora a raffiche. Mentre salutiamo la mamma che torna a terra arriva la notizia del posticipo di 1 ora della partenza per eccesso di Bora (santo santo il Comitato di Regata, che ha scelto di aspettare che il vento si calmi un po’). Ma a noi non ci tiene nessuno e poco dopo le 9 molliamo gli ormeggi per andare a bordeggiare un po’, con la sola randa, tra Barcola e Miramare. Le raffiche si comportano, effettivamente, come delle raffiche (pensa un po’, arrivano a caso qua e là, come giustamente ricordato al briefing dagli esperti, a beneficio di tutti i regatanti, soprattutto dei meno esperti). Shasa si inclina e accelera, morde il freno, occhieggia gli altri equipaggi intorno, scalda i muscoli per la partenza. Fabrizio si dà ad un circling forsennato per prendere i riferimenti della linea di partenza, facciamo avanti e indietro tra barca e boa un paio di volte, mentre vedo scorrere quasi tutti i luoghi balneari della mia gioventù come un viaggio a ritroso nel tempo, dalle clanfe da boba ranzida ai bagnetti a vaporetto da neonato (i Topolini, il California, il Bivio, l’Ostello, Sticco…).

L’attesa prima della partenza (anche questa volta!) è lenta, magica, una pura sospensione del tempo. A bordo di Shasa si scherza per stemperare la tensione che sale, si ammira questo spettacolo indecoroso di centinaia, migliaia di barche di qualsiasi epoca dimensione ed esperienza che si stanno assiepando ad una linea di partenza lunga quasi 2 miglia. La Barcolana sta per iniziare, e cazzo anche stavolta noi siamo qua!

Mancano 5 minuti. Siamo a 580 metri dalla linea e iniziamo a farci silenziosi. A meno 3 vado a prua di vedetta. 200 metri. Nell’Ultimo Minuto apriamo il genoa, a poche decine di metri dalla linea. Acceleriamo, acceleriamo, scartando a destra e sinistra per allontanarci dai maledetti rifiuti dei soliti “palazzi” (barche di 12-15 metri) che ci ritroviamo sopravento. Mentre controllo che nessuno ci orzi sotto, ho giusto il tempo di fermarmi a pensare “Pensa, ora c’è la diretta TV, forse da casa stanno vedendo dove siamo; come vorrei che anche loro potessero condividere questo spettacolo” che BÙ-BÙUUM! Il cannone di Barcola ci fa tremare tutti, bollendoci il sangue nelle vene e gelando il sudore sulla pelle: siamo partiti!

Ho il cuore in gola. Alzo gli occhi a dritta e vedo una fila infinita di genoa che si coprono l’un l’altro, un’emozione e uno spettacolo indicibili che mi tolgono letteralmente il fiato e che mi inumidiscono gli occhi mentre ancora sento vibrare nello stomaco le parole portate dal colpo di cannone: “Hic et nunc!”. Ritrovo un attimo di senso pratico e capisco che forse, se io a destra vedo solo genoa a perdita d’occhio, questi sono, seppur di poco, vagamente dietro di noi. Insomma, sembriamo già messi bene.

Appena ci liberiamo da un paio di barconi, Shasa inizia a macinare nodi. La Bora soffia almeno a 20 nodi, con raffiche a 25 e più. Attorno a noi alcuni temerari (e molti incoscienti) danno spi e iniziano a straorzare e a cadere come birilli. Non fosse una situazione rischiosa per tutti e non solo per loro, sarebbe anche divertente da vedere. Qualcuno ha un’andatura serpeggiante e regolare ma non esattamente corretta: “poppa e accelerazione, straorza, arresto, poppa, straorza, arresto…”. Intanto io da prua controllo i filetti del genoa e comando a Filippo e Giuliano come regolarlo (loro non lo vedono sotto la randa aperta, siamo al lasco). Andiamo, vai che andiamo, vacca se andiamo! Non vedo la velocità, ma dal pozzetto sento dei “sette, sette-e-sei, sette-e-… Otto. Otto-e…”. Otto-e, capito?

Arriviamo alla prima boa e la regata si trasforma. Da una “corsa dei cavalli alla conquista dell’infinita frontiera”, diventa “L’armata infinita di Serse alle Termopili”, con centinaia di barche che si vogliono infilare contemporaneamente nell’imbuto della virata in boa. Attorno a noi è un’ecatombe. Urla disperate, gente ferma inchiodata dalla paura, spi sepolti in acqua, alberi che sbattono, collisioni, barche incastrate…

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Foto by Carlo Borlenghi (via Twitter)

Foto by Carlo Borlenghi (via Twitter)

 

In questo delirio generale, Fabrizio mette su la sua proverbiale faccia di bronzo e senza dire un cazzo a nessuno fa il suo miglior capolavoro di sempre. Sopravento c’è mezzo mondo a coprirci le vele. Sottovento abbiamo la boa, ma anche una barca più grande (sulle nostre stesse mura) che ci impedisce di strambare ora. Fabrizio lavora di timone e randa, rallenta il giusto poi vira deciso e gira la prua a fare la barba alla poppa del barcone sottovento. Io sono al pulpito e non credo a quello che starebbe per succedere. Faccio giusto in tempo ad alzare un braccio come a dire “guarda che non credo che ci passiamo” sperando che Fabrizio mi veda, che stia ancora prendendo le misure… e via, lui passa veloce e deciso a una spanna dalla poppa del barcone. Lo giuro, non di più: una spanna! Venti. Miseri. Fottutissimi. Centimetri. Strambiamo e infiliamo la boa, completamente liberi sopravento, guadagnando metri su metri e fior di posizioni rispetto al gruppone di quelli che sono rimasti incagliati in boa. Il gelo a bordo si risolve in grida ammirate, grosse manate sulla coperta, vaffanculi e complimenti commossi a quel genio del Capt che, ricominciando a respirare, ci sta già facendo volare nello stocchetto verso la Boa 2. Sarei svenuto secco sul posto, se non fossi stato impegnato a vomitare ancora una volta, come da stanotte alle 4 e per le prossime 24 ore, come un orologio ogni 40 minuti (per colpa di un innocuo e simpatico forse-virus) e dove capita (in bagno, dal pozzetto in banchina davanti a mezzo VillaggioBarcolana, a poppa, a prua dietro il genoa in regata…).

La Bora è sostenuta, qui in mare aperto anche l’onda si fa sentire e sbandiamo tantissimo, come non ho mai visto fare a Shasa. Noi maschioni stiamo in falchetta, condividendo con Antonio uno dei momenti più caratteristici di una regata: stare qui a far niente, prendendosi freddo e secchiate d’acqua per controbilanciare i pesi è forse l’essenza stessa dell’essere in regata.

La bolina verso la Boa 3 è una fucilata. Shasa dà il suo meglio facendo un angolo pazzesco, arrivando di qualche grado sopra la boa, mure a dritta. Anche qua abbiamo guadagnato decine di posizioni rispetto a chi se l’è presa più comoda e dovrà virare per avvicinarsi alla boa di Miramare. Ciau muli, noi ‘ndemo driti in boa!

Viriamo per l’ultimo lato, un’altra bolina a missile sul percorso della vecchia 36 Miramare-Barcola-Trieste. Il sole inizia a scaldare i corpi, il mare qua sotto l’altipiano è più calmetto e abbiamo il tempo di guardarci attorno ancora un attimo, mentre davanti a noi Trieste si avvicina piano…

Tempo di individuare la linea di arrivo (è strettina, va detto) davanti a piazza Unità e siamo arrivati. Sono le 13.45. Sole e città incendiano la nostra soddisfazione per la prima Barcolana intera portata a termine da Shasa con Fabrizio come skipper, nel ragguardevole tempo di 2:15.

Ammainiamo le vele, troviamo posto in banchina e ormeggiamo davanti ad una fiumana di persone che sciama senza avere idea di quel che è stata non solo la nostra regata, ma anche di quel che è stata per noi, e finalmente Fabrizio stappa lo champagne (anche questo portato da Antonio). È come sentire un altro BÙ-BÙUUM! E ora è davvero una grande, grassa, meravigliosa festa in pozzetto, che si allarga ad abbracciare altri pozzetti, altre barche, altri cuori e tutta Trieste.

Per la cronaca e per gli amanti dei numeri, ecco il piazzamento finale di Shasa alla Barcolana 48 del 9.10.2016:

  • 283 in classifica generale (su 1.758 iscritti, di cui 1.074 arrivati)
  • 28 in classifica generale Cat. 4 (su 203 arrivati)
  • 162 in Classe Crociera (su 819 arrivati)
  • 12 su 172 in Classe Crociera Cat.4 (su 172 arrivati)
  • 4 su 8 partecipanti del CVR (Circolo Velico Ravennate)
  • 2 su 6 barche identiche (JNP 999 di Baruffaldi)
  • 2h15′ tempo totale all’arrivo
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3 commenti

  1. Insomma bravi, BRAVISSIMI! ed evidentemente non paghi di quanto comunque già belli e simpatici, sì sì sì… (anzi volevo dire adorabili, ma preferisco non urtare la vostra proverbiale ritrosia :-))
    Del resto era inevitabile, con QUEL fior di Capt.
    Ma io sto già guardando avanti, dato che l’invito buttato lì al mio indirizzo da Fab(ulous) Fab(rizio) in merito alla Barcolana prossima ventura purtroppo per voi l’ho preso sul serio, forse perchè sorprendentemente coincidente con la stessa idea balenatami qualche giorno prima, in assoluto per la prima volta. Son qua, pronta! Peccato manchino ancora 359 giorni… Sì perchè la n. 49 sarà Barcolana bassa, bassissima, la più bassa possibile: 8 ottobre. Come..?.. Le mie credenziali? Scusate se pecco d’immodestia, ma sono inattaccabili: amici di famiglia di mia zia Elsa erano i Napp. Giuro. Quei Napp: “Al traguardo arriva primo ‘Betelgeuse’ del cap. Piero Napp”, leggere la storia della Barcolana per credere, alla voce prima edizione: 1969. Va be’… uffa, che sofistici che siete… credenziali tecniche, credenziali tecniche… adesso sta’ a vedere che in una barca regatante non c’è bisogno anche di qualcosa tipo “zavorra inerte”: io campionessa!
    Ma bando alle ciance… un grosso BACIO e ancora BRAVI a TUTTI!

  2. Direi di sì. Navigo (in rete… ;-)) e leggo che:
    “Quest’anno il Fast and Furio Sailing Team si pregia dell’onore di avere come commodoro il vincitore della prima Barcolana: Piero Napp. Nel 1969 vinse, con Betelguese, la prima edizione della storica regata velica triestina. Da allora non manca mai all’appuntamento, partecipando con uno dei suoi rimorchiatori, il “Pegasus”, che da decenni offre ospitalità alla Giuria.”

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