Quando hai bisogno di solitudine a bordo

Lo sanno tutti, anche chi non ci ha mai messo piede: “In barca l’ambiente è ristretto, e si vive a stretto contatto con gli altri e la convivenza potrebbe diventare difficile”.

Ma magari chi non ci ha mai messo piede non sa che ci sono tanti tempi morti, e poche cose da dover fare davvero, e così la mente di ognuno è libera di vagare. E che quasi sempre, e salvo casi clinici anche a terra, dopo qualche ora (o giorno) a bordo, si finisce a fare tutto insieme, in sintonia, e senza nemmeno doversi accordare in modo particolare. Si vive quasi in simbiosi, si pensa quasi telepaticamente.

Prima o poi arriva (e arriva per tutti) il momento in cui vuoi rimanere da solo per un po’. Perché vuoi isolarti un po’ a rimuginare sui fatti tuoi, o per goderti la possibilità di non dover conversare per forza. O perché pretendi la tua privacy per chiamare chi con amore aspetta a casa e dirgli “Qui sono tutti matti ma mi diverto come un pazzo!”.

Qualunque sia il motivo che ti porta a desiderare di stare da solo, che è una cosa normale e naturale, comunque finisci a prua. Lì senti solo lo sciabordio dell’onda intagliata dalla barca, puoi dare le spalle al pozzetto, puoi guardare quasi dappertutto senza incrociare lo sguardo degli altri, è chiaro che è la prua il luogo della privacy a bordo. Ed è stando a prua che difficilmente qualcuno ti disturba, o al più lo fa con maggior tatto e sensibilità.

Capiterà anche a te, come capita a tutti prima o poi. Per questo non ti offenderai quando vedrai qualcuno andare a prua a prendersi, e a dichiarare agli altri, la sua voglia di solitudine. Servirà a tutti, e non solo a lui, che torni ritemprato e ricaricato.

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